IL RISCHIO DELLA PRIVATIZZAZIONE OBBLIGATORIA DELL’ACQUA

Il 12 e 13 giugno si terrà il referendum su tre tematiche; PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA, ENERGIA NUCLEARE e LEGITTIMO IMPEDIMENTO. Evidentemente tocca a ciascun buon cittadino promuovere l’iniziativa referendaria e occuparsi del sempre efficace passaparola. Sono ancora in molti a non essere a conoscenza del prossimo referendum e soprattutto a non sapere cosa votare e perché; per fare maggiore chiarezza è importante approfondire un argomento alla volta.

Il referendum sull’acqua

Che quesito pone il referendum sull’acqua? In realtà si tratta di due quesiti, il primo chiede l’abrogazione dell’affidamento del servizio di gestione dell’acqua pubblica ad operatori privati; il secondo chiede l’abrogazione del calcolo tariffa secondo logiche di mercato. Che cosa significa? Che l’acqua pubblica che fin ora è stata gestita da enti pubblici locali (Comuni e Ambiti Territoriali Ottimali) potrebbe rischiare di venire amministrata da aziende private, per­met­tendone il pro­fitto (oltre al re­cu­pero dei co­sti di in­ve­sti­mento) sull’erogazione del bene stesso, l’acqua potabile.

Si deve vo­tare SÌ al primo quesito se si è con­tro la pri­va­tiz­za­zione dell’acqua e quindi con­tro la ge­stione dei ser­vizi idrici da parte di pri­vati; e si deve rispondere SÌ al secondo, se si è con­tro la de­ter­mi­na­zione della ta­riffa del ser­vi­zio idrico in­te­grato in base all’adeguata re­mu­ne­ra­zione del ca­pi­tale in­ve­stito.

Perché votare ? Le conseguenze

Se la maggioranza degli italiani dovesse votare NO, o non dovesse proprio votare, dunque non si raggiungesse il quorum utile per abrogare la legge sopracitata (legge Ronchi), entro la fine dell’anno 2011 i Comuni italiani sarebbero obbligati a cedere ai privati la gestione dell’acqua pubblica. Ciò significherebbe conseguentemente, che le imprese che si faranno carico dei servizi di gestione, nonché dei costi di esercizio, potranno recuperare tali investimenti, aumentando il costo delle bollette dell’acqua.

La situazione che si verrebbe così a creare rappresenterebbe un nuovo business, quello dell’acqua, che vede come principali attori multinazionali italiane e straniere. E così mentre l’amministrazione delle acque pubbliche italiane diventerebbe un affare estero, i cittadini italiani subirebbero nelle proprie bollette cospicui aumenti degli importi da pagare.

Lo scenario italiano 

Purtroppo non si tratta solo di previsioni catastrofiste, attualmente in Italia il 50% degli acquedotti nazionali è già passato sotto il controllo di aziende private, con un conseguente aumento medio delle tariffe del 100%, in pratica le bollette sono, nei migliori dei casi, raddoppiate.

Basti pensare che dal 2001, anno in cui la spesa media per il servizio idrico di un italiano si aggirava intorno ai 180 € annui, si è arrivati ad oggi, a una spesa media di 300 € all’anno.

È un dato di fatto che gli affidamenti degli ATO ad aziende miste o private, hanno comportato più investimenti e aumenti netti delle spese per i cittadini. Ciò comporta però una maggior efficienza nella gestione dei servizi idrici? Migliorie nella rete o nella qualità dell’acqua? Ancora una volta la risposta è negativa, i rincari non sono stati seguiti da investimenti per migliorare le infrastrutture o tutelare la qualità dell’acqua che arriva nelle nostre case.

I problemi italiani insomma restano: la maggior parte dell’acqua piovana non viene raccolta e il trasporto attraverso gli acquedotti comporta un’ulteriore perdita media di acqua, pari al 30%. Secondo l’Istat ad esempio, ogni 100 litri di acqua arrivati a destinazione, a Bari se ne perdono 106, a Palermo 88 e a Trieste 76; meglio per gli 11 litri persi a Milano e i 9 a Venezia.

12 e 13 giugno 2011

Evidentemente in tutti questi anni la gestione privata della rete idrica non ha portato a migliorie amministrative, anzi è risultata essere un vero problema per milioni di cittadini italiani. Basta votare  al referendum per abrogare questa legge e permettere che la buona gestione pubblica di molti acquedotti italiani, come quelli della provincia di Milano, rimanga sotto il controllo delle amministrazioni comunali e quindi dei cittadini.

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